Hanno sentito una commessa del grande magazzino urlare e hanno visto una guardia giurata correre dietro al ladro. Avevano appena chiuso il negozio e mentre il titolare, Nicola Gatto Moretti ex rugbista del Petrarca stava mettendo a posto i libri contabili, Jacopo Gruarin di 28 anni e Roberto Turato di 39 anni stavano bevendo un aperitivo. «Abbiamo notato un uomo della sicurezza della Rinascente inseguire un tunisino con uno zaino in spalla e prima avevamo sentito urlare - ha raccontato Gruarin ieri pomeriggio dietro al bancone della rivendita di telefonia mobile -. Per noi è stato istintivo intervenire. Non abbiamo avuto paura e abbiamo rincorso insieme alla guardia giurata il ladro».
L’inseguimento a piedi, tra le bancarelle natalizie e i passanti impegnati nello shopping, è durato per quasi dieci minuti. I due negozianti e il vigilantes della Rinascente hanno bloccato il tunisino per quattro volte, ma lui sferrando calci e pugni è sempre riuscito a divincolarsi. Così da semplice ladro è diventato rapinatore. «Lo abbiamo fermato quattro volte - ha proseguito Gruarin - una volta davanti a Sommariva e l’ultima volta di fronte alla Rinascente dove la guardia giurata ha voluto riportarlo. Lui però per scappare ci ha colpito con calci e pugni. Io ho avuto cinque giorni di prognosi. Lo zaino con la refurtiva lo aveva lasciato già all’inizio dell’inseguimento. Poi al quarto tentativo di bloccarlo ho chiamato il 113 ed è arrivata la polizia».
Ma negli occhi di Jacopo Gruarin, nonostante l’azione eroica e di grande spessore civico, c’è un velo di tristezza. «Nelle quattro volte che lo abbiamo bloccato - ha terminato il commesso - tutti si sono fermati a guardare e nessuno ha preso il cellulare per chiamare polizia o carabinieri. Nell’ultima occasione davanti alla Rinascente siamo stati insultati da almeno una trentina di persone. Mi hanno chiamato fascista. Solo quando ho chiamato il 113 la situazione si è calmata». Gli agenti della sezione volanti hanno arrestato con l’accusa di rapina impropria Ghanem Boughanmi di 35 anni. Il tunisino, in possesso di un regolare permesso, è stato processato ieri mattina con il rito della direttissima e condannato all’obbligo di firma. Nel frattempo però si è liberato un posto al Cie (centro di identificazione ed espulsione) di Gorizia dove è stato accompagnato.

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