mercoledì 28 ottobre 2009

Novembre, cinque test più o meno indicativi per Obama, un test molto indicativo per Sarah


Cinque sfide, molto importanti a Novembre per gli USA. Oltre a quelle già previste (elezione per il governatore in New Jersey e Virginia e sindaco di New York) si aggiungono l'elezione anticipata per il 23° distretto della Camera a New York, ed il referendum sui matrimoni omosessuali nel Maine. Certo, sono tutte sfide locali, in cui funzionano dinamiche completamente diverse rispetto a quelle "nazionali", però un eventuale 5-0 Repubblicano sarebbe quantomeno indicativo (anche se, chiunque osasse titolare "schiaffo ad Obama" o robe del genere il giorno dopo sarebbe classificabile come un emerito imbecille che di USA non sa/capisce nulla).

VIRGINIA

Partiamo dall'Old Dominion, dove per la carica di governatore si scontrano l'ex procuratore generale Bob McDonnell ed il senatore statale Creigh Deeds. Nonostante la campagna diffamatoria messa in piedi dal "Washington Post", ormai in pochi nutrono dubbi sull'esito di questa sfida. Complici le non esaltanti performances del governatore uscente, il democratico Tim Kaine, (che per la costituzione della Virginia non è eleggibile per un secondo mandato) ed una maggiore notorietà rispetto al rivale Deeds, McDonnel si avvia ormai verso una tranquilla vittoria con un margine che, a seconda dei sondaggi, varia dai 10 ai 20 punti. Dopo otto anni di governatori Democratici la Virginia sembra voler voltar pagina, e rispettare la regola che vuole l'Old Dominion non eleggere mai un governatore dello stesso partito del presidente in carica.

Ormai i dubbi sono pochi, GOP Solid

NEW JERSEY

Il Garden State, ancora una volta, potrebbe riservare una brutta sorpresa al GOP. Il governatore in carica, il disastroso Jon Corzine (D), fino a Settembre sembrava spacciato e destinato alla sconfitta contro il candidato Repubblicano, il procuratore distrettuale Cristopher Christie, invece la partita s'è improvvisamente riaperta. La causa? Il terzo incomodo, l'indipendente Chris Daggett, noto funzionario statale nel settore dell'ambiente. Daggett sta risucchiando parecchi consensi a Christie ed oscilla intorno al 15%. Nonostante gli abitanti del New Jersey abbiano una pessima opinione di Corzine, la situazione è diventata molto incerta. I sondaggi sono molto ballerini, alcuni danno in lieve vantaggio Corzine, altri in lieve vantaggio Christie. C'è però un fattore da tenere in conto. Quando negli USA c'è un "terzo incomodo" molto forte, spesso il suo consenso collassa il giorno delle elezioni, facendo "sballare" i sondaggi. Il caso per antonomasia di "voto utile" USA sono le presidenziali del 1948, quando Truman, dato per spacciato alla vigilia, riuscì a battere il Repubblicano Dewey, intercettendo il "voto utile" dei sostenitori di Wallace e Thurmond, i due candidati indipendenti scissionisti del Partito Democratico (i sondaggi davano entrambe intorno all'8-10% e si fermarono di poco sopra il 2%, facendo tornare molti consensi a Truman). Insomma, è impossibile pronosticare il vincitore, prepariamoci ad una sfida all'ultimo voto, che, visti alcuni recenti precedenti potrebbe pure concludersi in tribunale.

TOSS-UP

NEW YORK CITY

Ebbene, qui, nessun dubbio. Il sindaco uscente Michael Bloomberg, indipendente appoggiato dai Repubblicani, vola tranquillo verso il suo terzo mandato. Il Democratico Bil Thompson non è mai entrato realmente in gara contro il popolarissimo sindaco in carica. Nonostante Bloomberg lo scorso anno sia uscito dal GOP, i Repubblicani non hanno presentato un proprio candidato, appoggiando dichiaratamente Bloomberg.

Bloomberg SOLID

NEW YORK 23° DISTRETTO

Premessa necessaria per capire cosa sta accadendo, lo stato di New York non è "bi-partitico". Ebbene no signori, l'Empire State, non ha un sistema bipartitico, bensì "quadripartitico". Oltre al Partito Democratico e al Partito Repubblicano esistono altri due partiti intermedi, molto influenti e che a volte si coalizzano, a volte no, con i due maggiori ossia: il "Partito Conservatore", di solito alleato dei Repubblicani, ed il "Partito Liberale", di solito alleato dei Democratici (ma non sempre, quando Giuliani vinse l'elezione a sindaco di New York nel '93 fu grazie al "ribaltone" dei Liberali che appoggiarono lui anzichè l'uscente Democratico Dinkins). Bene, fatta questa dovuta premessa, cerchiamo di capire che sta succedendo, e perchè questa corsa sta diventando di grandissima importanza per il GOP, e soprattutto, che c'entra la rediviva Sarah Palin in tutto ciò. Dunque, il deputato uscente, il Repubblicano John Huges, è stato nominato sottosegretario alla Difesa da Obama, e si è quindi dimesso. Urge quindi chiamare elezioni anticipate per il sostituto, i Repubblicani, che occupano il distretto dal '93, sono favoriti, ma commettono un madornale errore, candidando la deputata statale Deirdre Scozzafava. Huges, provenendo da New York era un Repubblicano abbastanza moderato, ma era apprezzato dalla base e, stando alla ACU, votava il 70% delle volte con il GOP. La Scozzafava, invece, non è una Repubblicana moderata, è una RINO. La sua nomina manda su tutte le furie il Partito Conservatore che decide di non appoggiarla, ed andare da solo. Si presenta quindi un'incredibile chance per i Democratici e per il loro candidato, l'avvocato Bill Owens, in una tradizionale roccaforte Repubblicana, ma, ma accade l'imprevedibile. La base del GOP si ribella. Mentre i bigs dell'establishment Repubblicano, (il capogruppo alla Camera Bohener, l'ex presidente della Camera Gingrinch e la Senatrice del Maine Collins) appoggiano la Scozzafava, arrivano una serie di endorsement altisonanti per il candidato dei Conservatori, Doug Hoffman. Prima i noti opinionisti Repubblicani Rush Limbaugh, Michelle Malkin e Glenn Beck, quindi il governatore del Minnesota, Tim Pawlenty, finché non scende in campo Sarah Palin in persona ad appoggiare Hoffman. Insomma, una sfida per un seggio non importantissimo alla Camera, si tramuta in uno scontro interno tra le due anime del GOP, l'establishment neo-con moderato e la destra religiosa dura e pura, capitanata da una rediviva Sarah Palin. Era solo questione di tempo, prima o poi la resa dei conti tra le due anime che portarono George Bush junior alla Casa Bianca doveva arrivare, e l'ora della sfida finale sembra giunta. La base del GOP è stufa dei neo-con, e avrebbe una gran voglia di rispedirli da dove son venuti, ossia dalla sinistra estrema e, perché no, di tornare all'isolazionismo di un tempo. I sondaggi, danno ragione ai duri e puri, ed Hoffman sembrerebbe addirittura davanti al Democratico Owens, in una sfida che potrebbe porre la parola fine al GOP così come l'abbiamo conosciuto negli ultimi vent'anni.

TOSS-UP

MAINE QUESTION 1

Dall'inizio di quest'anno ben quattro stati hanno legalizzato i matrimoni homosex, ossia Iowa (tramite una controversa sentenza della corte suprema dell'Hawkeye State), New Hampshire, Vermont e Maine (negli ultimi tre invece, sono stati i parlamenti statali a decretare il via libera ai matrimoni homo-sex). Di questi quattro stati, solo gli abitanti del Maine potranno dare la definitiva approvazione alla legalizzazione dei matrimoni gay quest'anno (l'Iowa dovrà aspettare un po' a causa delle complesse leggi statali sul referendum, New Hampshire e Vermont non penso lo faranno nemmeno). Il Maine è uno stato tendenzialmente liberal, ma questo non mette certo al sicuro i promotori del "NO" alla Question 1 (il provvedimento che se approvato, abrogherebbe la legalizzazione delle nozze homosex), specie ricordando la sonora sberla presa in uno stato ultra-liberal come la California. I sondaggi sono incerti, anche se la tendenza a favore del "NO" alla Question 1 sembra stabilizzarsi con un vantaggio di circa 4-5 sui "SI". Però c'è un fattore che non va sottovalutato, la tendenza delle persone, intimidite dalla martellante campagna mediatica gayofila a cui da anni siamo sottoposti in tutto il mondo occidentale, a mentire per non essere etichettate come "omofobe" o "razziste". Anche in California infatti, i "SI" alla Prop. 8 venivano dati in svantaggio (dai 5 agli 8 punti), invece, vinsero i promotori con il 52,3%, ribaltando le previsioni della vigilia e riuscendo a compiere una vera impresa contro una campagna mediatica massacrante ed un fuoco di sbarramento all'interno dello stesso GOP californiano (all'interno del GOP si schierarono contro la Prop 22 il governatore Schwarzenegger, il sindaco di San Diego Jerry Sanders e l'ex sindaco di Los Angeles Richard Riordan). Però c'è una differenza sostanziale con la situazione della California, e sta nella differenza tra l'elettorato Democratico della California e quello del Maine. La California è piena zeppa di minoranze etniche (ispanici, asiatici ed afro-americani) che rappresentano il 40% della popolazione. Tutte le minoranze etniche sono fedeli elettrici del Partito Democratico, quando però si tratta di votare sulle tematiche etico-religiose, queste categorie sociali molto devote cambiano completamente pelle, e diventano più conservatori dei Repubblicani (basti pensare che il 70% degli Afroamericani votò a favore della Prop. 8). Insomma, Ispanici ed Afro-americani sono un po' la versione a Stelle e Striscie dei nostri Teo-Dem. La popolazione del Maine invece è al 97% bianca, e molti di loro sono "white liberals", principalmente laici o "cattolici adulti". Il risultato sarà importante sul futuro del dibattito delle tematiche LGBT. Se perfino uno stato "laico e progressista", privo di minoranze etniche "devote" e traditrici, come il "Pine Tree State" rigetta il matrimonio gay, la tematica potrebbe uscire definitivamente dall'agenda politica. Se invece, per la prima volta la legalizzazione del matrimonio gay trovasse l'approvazione in un referendum popolare, allora gli attivisti LGBT troverebbero nuova forza per le loro rivendicazioni, e molti stati tendenzialmente "progressisti" potrebbero far cadere i propri bandi (Washington, Rhode Island, New York, New Jersey, Oregon, Maryland, Illinois, Delaware...).

"NO" Leaning

4 commenti:

And-L ha detto...

al solito, immenso :)

Namath ha detto...

Il ragazzo è molto bravo e, soprattutto, spudoratamente giovane...ma qualche idea nel "coprire" queste off-year elections credo di avergliela data :-)

Oggi mi viene spontaneo di parlare di:

Jack e Barack

Jack Johnson era un pugile...e che pugile!
Un peso massimo straordinario, forse il primo peso massimo moderno. Però Jack aveva un difetto per l'inizio del XX secolo: era nero. A quell'epoca gli sportivi neri erano fuori dal circuito professionale statunitense e relegati in organizzazioni a posta per loro. A parte un paio di eccezioni antidiluviane bisognerà aspettare il 1947 perchè un uomo di colore calchi i campi delle Major Leagues di Baseball (Jackie Robinson con i Brooklyn Dodgers dopo anni nelle Negro Leagues), questo per ricordare anche ai nostri telecronisti sportivi che la storia delle vittorie di Owens a Berlino non andrebbe raccontata in termini di Germania razzista-USA campioni dei diritti civili, ma sottolineando la splendida amicizia tra il campione dell'Alabama ed il tedesco Lutz Long (riporto una frase di Owens: « Quel giorno, dopo essere salito sul podio del vincitore, passai davanti alla tribuna d'onore per rientrare negli spogliatoi. Il cancelliere tedesco mi guardò, si alzò in piedi e mi salutò con un cenno della mano. E io feci altrettanto.
Penso che gli scrittori mostrarono del cattivo gusto nel criticare l'uomo del momento in Germania. »). Giù i cannoni: Hitler era un satanasso, ma a me non piacciono i luoghi comuni e fu il liberal FDR a non voler incontrare Jesse. Torniamo a Jack, dopo anni di incontri per il titolo colored (forse pure costretto alle squallide battle royals), che ti combina il Galveston Giant? Vince il titolo assoluto battendo il bianco canadese Tommy Burns, guarda caso a Sidney e non negli USA. Questo scatenò le ire razziste di finti progressisti alla Jack London il quale cominciò a cercare "The Great White Hope". Fu Jeffries, campione già in "pensione", a tornare sul ring per dimostrare la superiorità dei bianchi, ma rimediò una gragnuola di pugni. Non riuscendo ad eliminarlo sul quadrato (fu battuto da quel furbone di Willard, una specie di Alì, bianco, ante-litteram) i delicati americani lo incastrarono con il Mann Act per aver oltrepassato i confini di uno stato per fini immorali. Cosa c'era sotto? C'era che Jack era un femminiere e puttaniere che amava soprattutto le donne bianche, roba da galera 100 anni fa. Una di queste prostitute la sposò pure, ma, dopo varie fughe in giro per il mondo, si consegno alla "giustizia" ed andò in galera. Tornò pure sul ring e poi morì nel 1946 a causa di un incidente stradale avvenuto dopo aver litigato con i gestori di un ristorante che non lo vollero servire. Johnson fu un innovatore e divenne un personaggio apprezzato anche in pubblicità, oltre ad essere uno scardinatore di schemi sociali.
Come puoi capire, sono un appassionato della grande boxe e ho pure parecchie immagine di quella simpatica canaglia.
Cosa c'entra lui con Barack Obama?
Beh, al contrario di Jack, l'attuale presidente non è affatto un innovatore, ma legge frasette stucchevoli dal teleprompter azionato dal fido Axelrod e propone ricette economiche già fallite all'epoca di FDR. Ebbene, nei giorni scorsi i repubblicani John McCain (toh, chi si rivede!) e Peter King hanno richiesto ad Obama di concedere il Presidential Pardon a pugile texano, atto meramente simbolico che servirebbe però a togliere ogni macchia dalla biografia di Jack. Obamba, che è disposto a difendere i diritti di feroci terroristi ed a dialogare con i peggiori caudillos, pare essere impermeabile alla richiesta: Johnson deve rimanere un avanzo di galera.
Presidente, in dieci mesi di presidenza si è distinto per annunci roboanti seguiti dal vuoto pneumatico, faccia almeno questo semplice ed indolore gesto.
Scusa la lunghezza del post, ma non resistevo.

gio88 ha detto...

razie dei complimenti gente, però, ormai l'America per me è come una fidanzata a cui hai voluto tanto bene, a cui continui a volere tanto bene, ma che ti ha cornificato troppe volte. Che dopo averti tradito, illuso, cornificato e spennato se ne scappa coi soldi. Si, seguire queste corse in maniera superficiale è bello, divertente, però la politica americana è talmente sporca, che i nostri Bassolino sono dei principianti. Si, mi piace ancora l'America dell'isolazionismo, l'America della libertà e dei valori saldi (Dio, Patria e Famiglia), ma ormai quella mia America non c'è più. O meglio c'è, ma non ha voce per farsi sentire. Il massimo che ha? Una gallina dell'Alaska che starnazza "I can see Russia from my house", per carità. No, questo GOP non è il mio GOP, questo GOP è un'accozzaglia di venduti alle lobbies, di neo-con massoni. No, questo non è il mio GOP. E non è la mia America quella che "esporta la democrazia" per coprire i propri porci comodi, non è la mia America quella che soverchia la sovranità popolare finanziando le rivoluzioni colorate in Europa dell'Est made in Soros, non è la mia America quella che mette il mondo in mutande, e poi va avanti come se nulla fosse, pensando che il mondo sia ancora disposto a farle da scendiletto. Non apprezzo Obama, e lo sapete benissimo (e meno di lui apprezzo certi suoi italioti sostenitori), ma se per Obama non provo apprezzamento, per Bush ed i neo-con provo solo ripudio e disprezzo. Finchè il GOP sarà in mano ai George Bush, ai Newt Gingrinch, alle Olimpia Snowe e alle Sarah Palin, io dico no gente, questo non è il mio GOP. Fintanto chè le alternative del GOP saranno queste, meglio 10, 100, 1.000 Obama

Namath ha detto...

Magari il GOP fosse ancora in mano a Newt! Non mischiamo capra e cavoli. Gingrich ha realizzato la più straordinaria rivoluzione nella politica americana, anche se ora è l'ombra di quel che fu. Il Gop avrà mille difetti, ma a confronto di quelli blue sembra composto da paladini della democrazia.
Palin, Snowe e Bush non sono il futuro che sta per arrivare da Louisiana e Minnesota: il GOP, al contrario dell'altro partito di mummie, ha la capacità di mutare in fretta e riprendersi dalle scoppole. Dopo il deleterio FDR ed il suo successore bombarolo Truman è arrivato il saggio Ike; dopo il rappresentante della banda Kennedy e le sue frasette da cioccolatino, nonchè l'oscuro liberal guerrafondaio LBJ, è arrivato Nixon (affondato dalla sua ingenuità, più che dalla pseudo-inchiesta dei giornali socialisteggianti) e dopo lo scatafascio del Watergate (con sfacelo carteriano incorporato) è arrivato semplicemente il più grande di tutti, The Gipper, che costruì la sua vittoria sul messaggio dello sconfitto Goldwater che, però, seminò bene nel 1964.
E' vero che i Bushes (non Jeb, però) hanno snaturato il conservatorismo, ma il GOP è in ripresa ed il caso-CD23 ne è il sintomo. Stanno tornando gli antichi valori ed il partito dell'elefante mostra sempre il meglio quando non insegue i Dems nel ventre molle d'America. Se Obamba continua così, nel novembre 2012 festeggerò il ritorno di un vero presidente americano (lo è stato pure W con tutte le sue pecche) che io vorrei si chiamasse Tim o Piyush.